Pubblica amministrazione: chi tarda paga!

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Con sentenza 4 novembre 2010 n. 1368, la Corte di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana ha affermato l’importante principio per cui il ritardo colposo o doloso imputabile alla P.A. nella conclusione di un procedimento amministrativo, se incidente su interessi pretensivi afferenti alla sfera economica dei privati, è da considerare un “costo burocratico”.

Tale costo illegittimamente determinatosi in seguito alla illegittima protrazione del procedimento può essere risarcito (in fondo, il tempo è denaro, dice un vecchio proverbio), perchè anche la durata del procedimento di rilascio di una autorizzazione o di un altro atto di assenso o provvedimento rappresenta una variabile da prendere in considerazione nei “business plans” relativi a qualsiasi intervento.

In sostanza, dunque, la amministrazione pubblica deve rispettare i tempi di conclusione del procedimento amministrativo, perchè più tempo passa, maggiore è la possibilità che un determinato intervento, investimento, ecc. risulta non più conveniente o meno conveniente.

Massimamente, dunque, il criterio vale se – a dispetto delle previsioni della normativa specificamente applicabile ad un determinato procedimento – la amministrazione non emette il provvedimento finale, mantenendo un atteggiamento di assoluta inerzia (silenzio inadempimento, anche detto “silenzio patologico”).

Tempi duri per la p.a., dunque, ma non più che in passato.

In effetti, a ben guardare, la affermazione della Corte siciliana giunge a coronamento di un lungo periodo di ripensamento normativo dei confini del danno derivante dalla inazione della pubblica amministrazione.

A tal riguardo, ancorché non preso direttamente in considerazione dalla Corte di Giustizia, rappresenta un elemento di particolare interesse il disposto contenuto in due articoli della legge 7 agosto 1990, n. 241: l’art. 2, comma 9, e l’art. 2 bis.

Partendo da quest’ultima norma, tale articolo dispone testualmente che “le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all’articolo 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento“.

L’art. 2, comma 9, anzidetto, invece, statuisce che “la mancata emanazione del provvedimento nei termini costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale“.

Avv. Filippo Maria Salvo

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