L’appalto al marito della Finocchiaro la Sanità avvia un’indagine interna

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L’assessore Massimo Russo annuncia un’indagine sull’operato dell’Asp di Catania che ha affidato un servizio da 350 mila euro all’azienda del marito della senatrice pd Anna Finocchiaro.

Per Russo non c’è alcun nesso fra il progetto del Pta di Giarre – approvato ai tempi del governo Cuffaro – e l’alleanza Lombardo-Pd. Ma vuole capire perché non c’è stata una gara

Ora Massimo Russo vuole capire. Anzi, verificare: questo è il termine che l’assessore alla Salute utilizza per annunciare che sarà passato sotto lente l’operato dell’Asp di Catania.

Che sarà fatta un’indagine sulla “corretta applicazione delle disposizioni assessoriali” da parte dell’azienda che ha affidato l’appalto dell’organizzazione del presidio territoriale di assistenza di Giarre alla società di Melchiorre Fidelbo, marito del capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. Russo respinge “il tentativo strumentale di gettare ombre sull’attività di questo governo”.

Dice che dietro il servizio da 350 mila euro assegnato alla Solsamb non c’è alcuna manovra bipartisan, “né alcun torbido disegno politico”.

Ma su un aspetto, l’assessore-magistrato vuole vedere chiaro: com’è possibile che l’affidamento dei lavori sia stato fatto senza una gara pubblica?

“C’è un principio generale che va rispettato, e che peraltro è richiamato anche in una mia direttiva: l’affidamento a un privato di un servizio, da parte di un’amministrazione, dev’essere fatto attraverso una procedura di evidenza pubblica. In questo caso faremo una verifica perché l’assessorato è all’oscuro delle procedure seguite per l’organizzazione e l’informatizzazione del Pta di Giarre: non è stata la Regione ma l’Asp di Catania a firmare la convenzione con la Solsamb”.

Russo si chiama fuori: “Io so poco o nulla di questa vicenda: sono andato all’inaugurazione della struttura giarrese sapendo che sarebbero stati presenti la Finocchiaro e la Turco, sapendo anche che Fidelbo aveva dato un contributo all’attivazione del Pta. Ma non posso sapere in che modo si è concretizzato il rapporto con l’Asp”.

In realtà, Russo ieri ha ricostruito un iter che parte da lontano: da fine 2007, quando al ministero c’era Livia Turco – collega di partito della Finocchiaro – e al governo della Regione Totò Cuffaro. È il 24 novembre di quell’anno che il consorzio Sda (di cui fa parte anche la Solsamb di Fidelbo) trasmette all’allora Asl 4 il progetto della Casa della salute di Giarre. Solo tre giorni dopo l’ispettore regionale Saverio Ciriminna (fedelissimo di Schifani, allora capogruppo al Senato di Forza Italia) esprime parere positivo sulla documentazione.

È il via libera per accedere al finanziamento del ministero previsto per questo tipo di strutture: la somma complessiva di un milione e mezzo di euro sarà poi divisa con altri Pta che hanno visto o stanno vedendo la luce quest’anno: Mazzarino, Salemi, Palazzo Adriano. “Le risorse sono statali”, ha fatto sapere ieri la Solsamb. E infatti. Il progetto, mentre la Finocchiaro sfida Lombardo per la presidenza della Regione, giace in attesa di essere attuato. Ma dovrà attendere ancora molto.

Perché, per volere della giunta, le Case della salute devono essere trasformate in Pta, poliambulatori che sostituiscono gli ospedali smantellati dalla riforma della sanità.

Serve un nuovo progetto. Che la Solsamb elabora e presenta all’inizio dell’estate 2010. Il 31 luglio, finalmente, la convenzione fra l’Asp di Catania guidata da Giuseppe Calaciura (manager molto vicino a Lombardo, già segretario politico dell’Mpa a Biancavilla) e la società di Fidelbo. I fatti sono questi. Russo, come il capogruppo del Pd all’Ars Antonello Cracolici, scacciano con toni duri qualsiasi sospetto che lo sviluppo di questa pratica amministrativa sia stata favorita o accelerata dai rapporti – sempre più stretti – fra Lombardo e il Pd.

E la Finocchiaro annuncia querele nei confronti di Sudpress, il sito che ha pubblicato un video e un articolo sul “caso Giarre”. Rimane un “pasticcio”, così lo chiamano in assessorato, sul quale adesso Russo avvia una verifica. Per capire se Calaciura non sia stato per lo meno incauto nel dare corso a un progetto da 350 mila euro che potrebbe avere un vizio di origine – la mancanza di gara – datato 2007. Un problema che potrebbe riproporsi negli altri 45 presidi che, di qui al 2012, dovrebbero sorgere in Sicilia. L’assessore taglia corto: “Nessun servizio senza gara sarà affidato nei Pta siciliani”.

Repubblica (27 novembre 2010)

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