E.C.M. : L’OBBLIGATORIETA’ DEI CREDITI ECM NELLA MANOVRA MONTI.

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L’OBBLIGATORIETA’ DEI CREDITI ECM NELLA MANOVRA MONTI. ILLECITO DISCIPLINARE SANZIONABILE PER IL PROFESSIONISTA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SENZA CREDITI ECM. PER LA CASSAZIONE NON SUSSISTE L’OBBLIGO DELLA ASL DI ORGANIZZARE CORSI ECM.

La nuova normativa E.C.M., pur dichiarando l’obbligo della formazione continua per tutti gli operatori delle professioni sanitarie, fino ad oggi non aveva comminato sanzioni per coloro che non lo assolvevano o che lo assolvevano in maniera insufficiente.

La recente manovra del governo Monti, legge 214 del 22.12.2011, all’art. 33 ne introduce una che interviene in maniera decisa sulle responsabilità dei professionisti, prevedendo l’obbligo dei corsi ECM e le sanzioni.

La nuova norma legislativa, in particolare, prevede che, entro il 13 agosto 2012, tutti gli ordini professionali interessati, e quindi gli ordini dei medici chirurghi e quelli delle professioni sanitarie, dovranno stabilire le sanzioni da applicare a chi non acquisisce ogni anno i crediti ECM necessari per soddisfare l’obbligo formativo.

Le sanzioni prevedono non soltanto la impossibilità della progressione di carriera per i professionisti in servizio ma anche multe pecuniarie.

E’ noto che, a partire dal 1º gennaio 2010, data di entrata in vigore delle nuove regole ECM, i Provider, alla fine di ogni evento formativo, trasmettono al Co.Ge.APS l’elenco dei professionisti che hanno ricevuto i crediti, e il Co.Ge.APS, che gestisce l’anagrafe dei crediti, trasmette poi i nominativi ai rispettivi ordini professionali per la creazione dei relativi dossier. In tal modo gli Ordini dispongono dello strumento per infliggere le sanzioni ai disobbedienti.

Per quanto attiene i crediti da acquisire per il triennio 2011 – 2013, il programma ECM è regolamentato dalla Determinazione della Commissione Nazionale ECM del 13 gennaio 2010 e dal DPCM del 26 Luglio 2010.

Rispetto al triennio precedente vi sono molte novità che tendono a sviluppare un progressivo monitoraggio delle aree di competenza individuali.

E’ confermato che ogni operatore sanitario deve acquisire 150 crediti formativi nel triennio 2011-2013, (50 crediti/anno – con un minimo di 25 e un massimo di 75).

Non si possono recuperare i crediti non maturati negli anni precedenti Il numero massimo di crediti acquisibili attraverso convegni, congressi, simposi e conferenze (tipologia 2), gruppi di miglioramento (tipologia 5), attività di ricerca (tipologia 6), docenze e tutoring (tipologia 10) non può eccedere il 60% vale a dire 90 crediti nei 3 anni.

Non esistono limitazioni al numero di crediti che si possono acquisire tramite FAD, con l’unica eccezione degli infermieri, per i quali il limite è del 60% di 150, vale a dire 90 crediti nei 3 anni.

La nuova ECM limita inoltre il numero di crediti acquisibili attraverso la partecipazione ad eventi sponsorizzati, che non può superare un terzo del totale (50 crediti su 150 o 40 crediti su 120).

Vi è da rilevare, in ultimo, che secondo la Cassazione – sentenza 21817 del 19.09.2011 – non sussiste a carico delle Asl l’obbligo di predisporre e organizzare corsi di aggiornamento e formazione per i propri dipendenti delle professioni sanitarie, nè (…) un diritto di questi ultimi di ottenere direttamente dall’Asl di appartenenza la promozione e l’organizzazione di tali attività.

La sentenza prende spunto dalla richiesta di un medico di danni a una Asl con la motivazione di non aver organizzato corsi di formazione e con questo di avergli impedito avanzamenti di carriera. La Corte però ha sostenuto che non sussiste l’obbligo di organizzazione dei corsi da parte di un’azienda sanitaria, anche perché il provider – anche se è un’Asl – va accreditato come tale e quindi in carenza dell’accreditamento non è automatico che debba attivare la formazione. Ed è il professionista sanitario semmai che deve provvedere a garantire il rispetto dei suoi obblighi formativi. Si allegano, in pdf, i riferimenti legislativi

Art. 33. Soppressione di limitazioni esercizio di attività professionali della legge 214 del 22.12.2011

1. Il comma 2 dell’articolo 10, della legge 12 novembre 2011, n. 183, e’ sostituito dal seguente:

“ All’articolo 3 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti: 5bis Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali in contrasto con i principi di cui al comma 5, lettere da a) a g) sono abrogate con effetto dalla di entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5 e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012. 5.ter Il Governo, entro il 31 dicembre 2012, provvede a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge che non risultano abrogate per effetto del comma 5-bis, in un testo unico da emanare ai sensi dell’articolo 17-bis della legge 23 agosto 1988, n. 400.

Art. 10 comma 2 Legge 183 del 12.11.2011

2. All’articolo  3  del  decreto-legge  13  agosto  2011,  n.  138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, dopo il comma 5 e’ inserito il seguente: «5-bis. Le  norme  vigenti  sugli  ordinamenti  professionali  sono abrogate  con  effetto  dall’entrata  in   vigore   del   regolamento governativo di cui al comma 5».

Art. 3 legge 148 del 14.09.2011

Abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni e delle attività economiche

5. Fermo restando l’esame di Stato di cui all’articolo 33, quinto comma, della Costituzione per l’accesso alle professioni regolamentate, gli ordinamenti professionali devono garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per recepire i seguenti principi:

a) l’accesso alla professione è libero e il suo esercizio è fondato e ordinato sull’autonomia e sull’indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista. La limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica, è consentita unicamente laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico, tra cui in particolare quelle connesse alla tutela della salute umana, e non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalità o, in caso di esercizio dell’attività in forma societaria, della sede legale della società professionale;

b) previsione dell’obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali, fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina (ECM). La violazione dell’obbligo di formazione continua determina un illecito disciplinare e come tale è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale che dovrà integrare tale previsione;

c) la disciplina del tirocinio per l’accesso alla professione deve conformarsi a criteri che garantiscano l’effettivo svolgimento dell’attività formativa e il suo adeguamento costante all’esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Al tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto. Al fine di accelerare l’accesso al mondo del lavoro, la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a tre anni e potrà essere svolto, in presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i Consigli Nazionali e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, in concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente;

d) il compenso spettante al professionista è pattuito per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale prendendo come riferimento le tariffe professionali. è ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe. Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico. In caso di mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente è un ente pubblico, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, ovvero nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell’interesse dei terzi si applicano le tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia;

 e) a tutela del cliente, il professionista è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative di cui al presente comma possono essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti;

 f) gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali. Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente;

g) la pubblicità informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l’attività professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni, è libera. Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie.

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Un pensiero riguardo “E.C.M. : L’OBBLIGATORIETA’ DEI CREDITI ECM NELLA MANOVRA MONTI.

  • 23/05/2012 in 00:23
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    ben tornati colleghiiiiiiiiiii

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