Consiglio Dei Ministri: Stop al contributo del 2,5% a carico dei lavoratori secondo le indicazione della Corte Costituzionale. Si ritorna al TFS

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Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato un decreto legge che ripristina la disciplina del trattamento di fine servizio nei riguardi del personale interessato dalla pronuncia della Corte costituzionale n. 223 del 2012.

Tutto, quindi, come prima del 2011. I dipendenti pubblici continueranno a subire la trattenuta del 2,5 per cento sull’80 per cento della loro retribuzione, che era stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale.

Ma lo Stato calcolerà la loro liquidazione con le regole generalmente più favorevoli della buonuscita, invece che con quelle del Tfr dei lavoratori privati.

La soluzione scelta dal governo per ovviare al pronunciamento della Consulta è una vera e propria marcia indietro, che però lascia qualche dubbio su cosa accadrà a chi nel frattempo ha lasciato il lavoro.

Comunque, è necessario attendere il testo definitivo del decreto legge sommariamente annunciato nel comunicato emesso al termine del Consiglio dei ministri di ieri.

Si riporta ul comunicato del Consiglio dei Ministri:

Il Consiglio ha poi approvato un decreto legge che, in attuazione della recente sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 2012, ripristina la disciplina del trattamento di fine servizio nei riguardi del personale interessato dalla pronuncia.

Per quanto riguarda le altre parti della sentenza della Consulta, il Consiglio ha stabilito che si procederà in via  mministrativa attraverso un DPCM ai sensi della legislazione vigente”.

Non appena verrà pubblicato il decreto legge, ha dichiarato il Segretario Generale della FIALS, Giuseppe Carbone, verrà emanato un comunicato su questa vertenza.

fonte: www.fials.it

Stop al prelievo forzato del 2,5% sull’80% delle somme Il Consiglio dei Ministri in data 26/10/2012 ha approvato un decreto legge recependo la Sentenza della Corte Costituzionale n°223/2012 e annunciando un prossimo DPCM (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) che tratterà della restituzione delle somme trattenute ai dipendenti pubblici.

Questo Decreto sarà realizzato nel giro di due o tre mesi al massimo e prevederà una spesa di circa 300 milioni di euro finanziato con tagli ai ministeri. Il decreto legge dà attuazione a quanto prescrive la sentenza 223 della Consulta, la quale ha cancellato, come detto, il taglio nei conteggi delle liquidazioni. La soluzione del Governo Monti è il ritorno per i dipendenti pubblici interessati al cosiddetto Trattamento di Fine Servizio, che indubbiamente prevedeva conteggi migliori di quelli attuali del Trattamento di Fine Rapporto. Ristabilendo le norme precedenti, …

insomma, lo Stato restituirà ai dipendenti quanto è stato tolto dal gennaio 2011 ad oggi. Al momento di andare in pensione, la liquidazione sarà calcolata come se quel taglio non fosse mai avvenuto. E’ stimato che questo ripristino delle vecchie norme costerà 3,8 miliardi al bilancio dello Stato. Ciò non significa però che il governo dovrà trovare su due piedi l’intera cifra: la gran parte della restituzione è un problema del futuro. Anche se poi esiste un problema fiscale, a cascata, di non facile risoluzione, perché l’imponibile di questi lavoratori era stato decurtato ingiustamente e se ora deve essere sospesa la “rivalsa”, a restituirla cambierebbero anche i conteggi delle imposte del 2011 e 2012. Era l’unica soluzione auspicabile per favorire lo stato di diritto dei Lavoratori.

 

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