LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA: ILLEGITTIMA LA NORMATIVA ITALIANA SUI PRECARI E APRE LE PORTE A 250MILA PRECARI ITALIANI CHE POTREBBERO ESSERE TUTTI STABILIZZATI

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Con due provvedimenti coordinati del 12 dicembre scorso,  i giudici di Lussemburgo hanno bocciato senza appello la legislazione italiana sull’abuso dei contratti flessibili nella Pubblica Amministrazione, che coinvolge 133 mila dipendenti della scuola, 30 mila della sanità e 70-80 mila tra Regioni ed Enti locali.

La legislazione italiana per la Corte di Giustizia rimane in palese contrasto con la direttiva 1999/70/CE, perché i rapporti a tempo determinato non possono essere un problema caricato sulle spalle dei lavoratori, in quanto il danno non è risarcibile, ma vanno assunti dallo Stato in quanto datore di lavoro che deve rispettare le regole comunitarie.

Con la prima ordinanza, la “Carratù”, la Corte di Lussemburgo ha bocciato la sanzione introdotta dall’art.32, comma 5, della legge n. 183/2010 con effetti retroattivi sui processi in corso di Poste italiane: confermando la tesi del Tribunale di Napoli, la Corte dell’UE sostiene che Poste è Stato e non un’impresa privata. E che allo Stato si applica soltanto il decreto legislativo n.368 del 2001 e non le norme successive approvate “abilmente” dal legislatore italiano per aggirare la sua adozione.

Allo stesso modo, con la seconda ordinanza, la “Papalia”, la Corte Europea si è espressa sulla questione sollevata dal Tribunale di Aosta di compatibilità comunitaria dell’art. 36, comma 5, D.Lgs. n.165/2001, norma dichiarata in palese contrasto con la direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato: per i giudici europei, dunque, il decreto italiano n.165/2001 rende estremamente difficile o addirittura impossibile al lavoratore la prova del risarcimento del danno senza costituzione del rapporto. Di conseguenza non è misura idonea a prevenire gli abusi nella successione dei contratti a termine nel pubblico impiego.

“La sentenza ‘Papalia’ riguarda il Comune di Aosta, ma può per analogia essere sicuramente estesa a tutto il territorio nazionale semplicemente perché il caso esaminato è equiparabile a quello dei 250 mila dipendenti precari della pubblica amministrazione che hanno già svolto almeno 36 mesi di servizio. Ad iniziare dalla sanità, dove svolgano la loro attività oltre 30 mila dipendenti di cui oltre 10 mila medici.

A fine dicembre, con la legge 125 proprio per rispondere alle pressioni dell’UE sulla necessità di interrompere l’abuso di utilizzo del precariato nella PA, dopo aver vietato la stabilizzazione dei precari della scuola e della sanità per legge – tanto da essere nuovamente chiamato in giudizio alla corte europea di Lussemburgo – ha dato la possibilità alle amministrazioni pubbliche di bandire concorsi con riserva di posti (massimo il 50%) per chi, alla data di pubblicazione del bando, abbia maturato almeno tre anni di contratti a termine negli ultimi dieci anni. Ma si tratta di un tentativo del tutto inutile di sfuggire alle perentorie regole comunitarie, perché è destinato ad infrangersi di fronte alle espressioni dei tribunali di giustizia. I quali stanno ripetutamente confermando che le ragioni finanziarie non possono essere assunte come giustificazioni per aggirare le norme sovranazionali.

Quei concorsi riservati, indetti dal Governo, non hanno alcun senso semplicemente perché i dipendenti precari non debbono essere più sottoposti ad alcuna nuova selezione. Hanno i titoli per essere assunti nei ruoli delle Amministrazioni statali, delle Regioni ed Autononie Locali e Sanità. Quello stesso Stato ed Amministrazioni che non possono utilizzarli a loro piacimento, quando ne hanno bisogno, licenziarli e poi richiamarli per un numero imprecisato di volte.

La proroga dei contratti o i concorsi riservati pensati ultimamente non bastano perché l’Italia è l’unico Stato che ha utilizzato sistematicamente come modello organizzativo per esigenze di risparmio di cassa l’assunzione a tempo determinato dei suoi dipendenti in maniera prolungata. E ora risulta necessario sbloccare il turn-over per liberare i posti ed evitare sanzioni dalla Commissione UE e dai tribunali di giustizia europei e nazionali.

Le due importantissime decisioni della Corte Europea prendono atto della ormai certificata incapacità del legislatore nazionale di regolamentare la disciplina delle tutele contro i ripetuti abusi commessi dallo Stato e dalle amministrazioni pubbliche sui contratti flessibili anche con norme retroattive.

La sentenza Carratù e l’ordinanza Papalia  rendono sicuramente effettiva la riqualificazione in contratti a tempo indeterminato di tutti i rapporti a termine successivi con lo stesso datore di lavoro pubblico dopo trentasei mesi anche non continuativi di servizio precario, come previsto dall’art.5, comma 4-bis, dello stesso decreto 368. Una espressione inequivocabile che dovrà essere applicata immediatamente disapplicando le norme che impediscono la tutela effettiva.

Il Governo deve trovare le risorse per sbloccare il turn-over e procedere a un massiccio piano di immissioni in ruolo nella pubblica amministrazione a partire proprio dalla sanità.

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2 pensieri riguardo “LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA: ILLEGITTIMA LA NORMATIVA ITALIANA SUI PRECARI E APRE LE PORTE A 250MILA PRECARI ITALIANI CHE POTREBBERO ESSERE TUTTI STABILIZZATI

  • 30/01/2014 in 22:52
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    anno 2009/2010,un numero esagerato di ausiliari stabilizzati quando già esisteva da quasi 10 anni la figura dell’oss.poi l’esubero del 118 riqualificato in oss,togliendo posti a tanti oss che attraverso regolari concorsi e corsi formativi lavorano in strutture di eccellenza,del nord italia.Adesso si riparla ddi nuovo di stabilizzazioni di precari.Questa volta cari colleghi oss che come me lavorano da tantissimi anni al nord è arrivato il momento di manifestare il nostro sdegno davanti l’assesorato,scioperando e chiedendo i nostri sacrosanti diritti di tornare in questa terra iperpolicizzata.Dobbiammo rimboccarci le maniche,perchè di sindacati ad oggi che portano avanti i nostri diritti non ne conosco.lo stato prima che stabilizzi di nuovo i precari deve fare una grossa mobilità in tutte le regioni dando la possibilità a tutti di tornare a casa,cosi che i posti che si liberano in tutte le province d’italia siano messi a concorso per i precari e i non.Cari oss di ruolo sparsi in tutta italia vigiliamo perché e pronta una altra fregatura.L’allora assessore alla sanità DOTT.RUSSO,mi aveva promesso che entro il 2012 ci sarebbero stati messi a concorso chissà quanti posti di oss.Ad oggi dopo13 anni dall’istituzione della figura oss in sicilia zero concorsi e zero mobilità.E una vergogna,poi parlano di LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA.e negli ospedali per mancanza di personale i pazienti spesso versano in situazioni penose.Chi ha potere decisionale e bene che prima che si metta comodo seduto negli uffici si faccia all’insaputa un giro nei ospedali siciliani per costatare quale è il livello di assistenza che la sanità siciliana è in grado di offrire.

  • 26/01/2014 in 13:01
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    E’ inutile pubblicare simili notizie se poi nei fatti il sindacato di questo sito ha promosso il ricorso che ha fatto annullare il concorso che avrebbe permesso la sistemazione degli infermieri precari del bacino occidentale che godevano della riserva per legge del 40 %.
    Coerenza e serietà questa sconosciuta

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