L’ inchiesta di Repubblica: Finti crediti e pazienti – fornitori ecco il disastro nei conti delle Asl

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Lazio, Campania e Sicilia in cima alla lista delle anomalie

In una Azienda sanitaria locale della Campania un dirigente del servizio economico-finanziario e un funzionario si sono spacciati per fornitori di prodotti medicinali, hanno inserito i loro nomi tra i creditori, inoltrato le richieste di pagamento e le loro fatture inevase.

L’Asl ha certificato questa documentazione come “certa, liquida ed esigibile” e ha erogato 365mila euro.

Visto che l’operazione ha funzionato, i duel’hanno replicata: aumentando il credito a 2 milioni. Troppo, perché qualcuno ha scoperto il raggiro e li ha bloccati.

Senza che però i due funzionari rinunciassero a una contromossa: sono entrati nella piattaforma informatica della Asl e, nel tentativo di farla franca, hanno ridotto il loro credito da2 milioni ad un solo euro.

Accade anche questo nel marasma della contabilità delle nostre Asl.

Una contabilità pazza, psicotica segnata in molte circostanze da un unico tratto: le Asl non conoscono i propri creditori, spesso non sanno che cosa comprano, ignorano i nomi dei fornitori, né sanno quanto spendono.

Molte Asl si sono arrese: sommerse dai debiti e ormai alla disperazione, incapaci di gestire la situazione e commissariate, si sono rivolte ai maghi delle società di consulenza contabile. Gli “advisor” hanno trovatol’indicibile: la quasi totalità delle aziende sanitarie ha una contabilità cartacea, non informatizzata.

Manca la base di ogni pur rudimentale amministrazione:quello che, in termini tecnici, si chiama “partitario  contabile”, ovvero un registro dei costi.

stL’advisor contabile Kpmg ha dovuto allargare le braccia, come nel caso delle Asl siciliane: “Mancata estinzione delle partite già chiuse, duplicazioni di partite, non corretta gestione contabile delle cessioni del credito da parte dei fornitori”.

In parole povere accade spesso che la Regione-madre della Asl si faccia carico di pagare lei stessa cliniche convenzionate, fornitori di farmaci, prestazioni di riabilitazione e quant’altro perché le Asl sono senza liquidità.

Ma la Asl non viene avvertita dell’avvenuto saldo perché non esiste un sistema informatico che la metta in condizione di saperlo: così può reiterare il pagamento, in buonafede, ma anche — e spesso— in cattiva.

Lo stesso è accaduto per la cessione dei crediti delle Aziende sanitarie. E’ il caso di una azienda della Regione Lazio: le Asl pagano con tempi biblici, di conseguenza molti fornitori scontano il credito attraverso operazioni di factoring, ovvero prendono i soldi e si tirano fuori.

Restano lesodetàfmanziarie, che a loro volta rivendono il credito. La Asl segue tutta questa vicenda?

Nemmeno per sogno e non ha neppure gli strumenti. Al nuovo creditore non interessa presentarsi all’incasso: per una direttiva Ue i debiti sanitari che non vengono saldati entro 60 giorni vengono rincarati da un tasso pari all’ Euribor più 7 punti percentuali.

Una tombola, che va ad aumentare il debito sanitario.
Nessuno potrebbe immaginarlo ma è così.

Nel silenzio la Corte dei Conti, in una relazione del dicembre del 2009 intitolata “Gestione  delle risorse statali destinate alla riduzione strutturale del disavanzo del Servizio sanitario  nazionale”, ha denunciato il  buco nero contabile dei conti delle  Asl.

E oggi il fascicolo passa ai tecnici che stanno lavorando ai costi standard del federalismo: i dati fasulli rischiano di ritardare il decreto per la sanità. L’interrogativo è banale: come si fa a conoscere il costo efficiente se non si conoscono neppure costi e creditori?

La relazione della magistratura contabile non ci va leggera: parla di “inattendibilità delle scritture contabili di molte aziende sanitarie”, di partite di debito “inesistenti o sovradimensionate”, del rischio di “possibili comportamenti opportunistici dei creditori”, “duplicazioni di pagamento”.

Luca Pacioli (1445-1517), il monaco italiano che inventò la partita doppia, si rivolta nella tomba. Unalegge degli anni Novanta ha abolito gli uffici di Ragioneria delle Asl che, in un modo o nell’altro, controllavano uscite ed entrate.

Al collegio dei revisori delle Asl, aziende che fatturano7-800 milioni all’anno si è volutosostituire il nome di “collegio sindacale”. Ma il risultato è stato disastroso.

Nel Lazio gli advisor hanno alzato bandiera bianca. Il loro compito era immane: compiere il censimento dei creditori delle dodici Asl perché non se ne trovava traccia.

In un tentativo disperato sono state spedite migliaia di raccomandate per invitare i creditori a presentarsi, ma 1.220 sono tornate al mittente perché il destinatario era sconosciuto o trasferito.

E’ chiaro che in questa situazione una appendicite può diventare una peritonite, un parto normale un cesareo, ogni prestazione può essere gonfiata.

E può accadere, come in una Asl abruzzese citata dalla Corte dei Conti, che tra le schede anagrafiche dei fornitori sono state trovate quelle dei pazienti.

I numeri non indicavano i crediti, ma il tasso colesterolo.

La Repubblica

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