L’Assessore alla Salute: puntare all’eccellenza della normalità «Abbiamo dovuto scardinare una rete di potere sfidando molti pregiudizi, ora la Sicilia può ripartire»

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L’ideale è l’eccellenza della normalità. E non l’eccellenza dei poli d’eccellenza; che non esistono (ma ben vengano, per carità). O di quegli specialisti, eccellenti venditori di fumo; i primi a saltare sul traghetto per andare al nord a farsi curare un mal di pancia. Insomma, il messaggio deve essere chiaro e l’assessore Massimo Russo ne è “testimonial” perché primo protagonista della piccola grande sfida culturale: dobbiamo riconquistare la fiducia del cittadino-paziente attraverso un servizio sanitario a misura d’uomo. Ecco l’eccellenza della normalità. Quella fiducia che si guadagna giorno per giorno, migliorando semmai il momento dell’accoglienza. Perché sono tanti gli sfiduciati che entrano in un ospedale pubblico con atteggiamento guardingo, pronti alla denuncia anche quando non vi è nulla da eccepire.
La sfida è lanciata, la rivoluzione in corso. Merito di questo governo regionale, che nel bene o nel male come si suol dire, ha dimostrato di voler voltare pagina. Chiudere con il passato. E qualunque rivoluzione, si sa, finisce per avere ripercussioni, politiche in questo caso; ma non solo. Tuttavia la nave è salpata: la riforma del sistema sanitario regionale inizia così a cristallizzarsi.
Massimo Russo approfitta delle “Giornate siciliane della salute” per dire qualcosa di più della riforma, esternare il “sentiment” che la Regione ha voluto adottare sposando questa “causa”; ma anche per confrontarsi direttamente con gli operatori sanitari (medici, paramedici, associazioni e sindacati correlati) entrando nel merito delle questioni, anche quelle più tecniche; anzi soprattutto. Ieri è toccato alla città dello Stretto, dove l’esponente del governo Lombardo ha trascorso un’intensa giornata all’insegna del dibattito. Presenti i più importanti interlocutori locali della sanità, a cominciare dai manager Giuffrida dell’Asp, Caruso dell’Azienda Papardo-Piemonte e Pecoraro del Policlinico universitario, i quali si sono alternati nel corso della mattinata di lavori in Fiera (moderati dal caporedattore della Gazzetta del Sud, Lino Morgante) entrando nel cuore delle nuove direttive regionali, dalle questioni strettamente finanziarie dei budget aziendali a quelle squisitamente tecnico-operative riguardanti la nuova gestione. E a proposito di risorse, Armando Caruso ha annunciato che nei 12 milioni in arrivo per l’Ospedale Piemonte è compresa pure una nuova Psichiatria. Secondo Pecoraro, almeno per quanto riguarda il Policlinico, le risorse non rappresentano un problema; vi sono piuttosto difficoltà gestionali da superare. Pure Giuffrida (Asp) si è dovuto accollare le disparate richieste pervenute da più parti, facendo da collante tra le realtà ospedaliere e la Regione. Non è stato facile. Così come anche sul fronte della riabilitazione c’è ancora strada da fare: lo ha ribadito in rappresentanza del Centro Neurolesi il dottor Scarfò, il quale ha voluto rimarcare proprio il ruolo fondamentale che ricopre la struttura. Ma sono intervenuti anche altri esponenti di primo piano della sanità messinese, quelli che più direttamente hanno a che fare con il mondo dei pazienti. Al pomeriggio poi, il question time cui Russo non si è certo sottratto. Ma poco prima, in pausa pranzo (buffet curato dai ragazzi dell’Istituto Antonello, una delle poche autentiche eccellenze messinesi), l’assessore fra un boccone e l’altro ha accennato pure al destino del vecchio ospedale Margherita, che la Regione metterà presto in vendita.
«Chiedo scusa a tutti – ha esordito prendendo la parola davanti a una platea gremita – a tutti coloro che hanno incontrato difficoltà fino a questo momento». Russo fa riferimento proprio alla radicale riforma del sistema in atto. «Ma abbiate fiducia, perché in due anni e mezzo si è dato vita a un nuovo sistema sanitario. Il piano di rientro ha funzionato. E la Sicilia non è stata commissariata». In effetti, con sorpresa di molti diffidenti, ben altre regioni sono state “bacchettate” dal ministero mentre noi no. «Le difficoltà maggiori che abbiamo incontrato – va dritto al cuore della questione – sono quelle di carattere culturale. La nostra, una sfida impensabile: vincere i pregiudizi, con l’obiettivo di scardinare una volta per tutte un sistema di potere. Ci siamo riusciti». Poi, per dirla alla Berlusconi, l’accenno alla comunicazione falsata che non ha saputo comprendere il valore dello sforzo di questo governo, che ha dovuto digerire tante critiche, talvolta severe, come l’ultima apparsa sulle cronache di ieri, riguardante la malasanità diffusa in Sicilia, dati della commissione presieduta da Leoluca Orlando. «Un gioco al massacro – ammonisce Russo – profondamente ingiustificato, ideato da chi non vuole bene alla nostra Isola».
Poi la metafora: «Pensate al vecchio sistema sanitario siciliano come a un palazzo da demolire. Ecco noi, quella bruttura l’abbiamo fatta saltare in aria, poi ripulito l’area circostante dalle macerie ed elevato un nuovo rustico che ora va rifinito». Come a voler dire, adesso viene il bello. «Ma ciascuno deve fare la propria parte. Anche l’ultimo portantino ha responsabilità all’interno del nuovo sistema sanitario. Nessuno può più chiamarsi fuori». È questa l’eccellenza della normalità cui occorre far riferimento d’ora in avanti.
«Auspico un cambiamento nell’etica professionale. Ciascun medico deve sentirsi responsabile. Perché la Sicilia adesso ha davvero cambiato rotta e può proiettarsi con fiducia sul panorama nazionale, alla stregua delle regioni virtuose che molti anni addietro hanno operato il cambiamento che noi conosciamo solo oggi. E al ministero, adesso, non andiamo più con il cappello in mano».Gazzetta del Sud 10/12/2010
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