L’ ABAL sulla criopreservazione al S.Vincenzo di Taormina

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Tanto per chiarire

Leggiamo su un Vs articolo pubblicato il 2 Agosto di quest’anno alcuni commenti fatti da parenti del defunto Dott. Claudio Malara, socio della nostra associazione, in merito alla nascita del laboratorio per la preservazione di cellule staminali presso l’ospedale San Vincenzo di Taormina alla cui realizzazione l’ABAL ha destinato fino ad oggi circa 62.000 Euro.

Nel primo dei due commenti pubblicati si legge testualmente:
“…… Il nostro fine era realizzare quello che è stato sempre il desiderio di Claudio: creare un polo di eccellenza che permettesse ai pazienti affetti da varie malattie ematologiche di non doversi allontanare dalla propria terra per essere curati. Non volevamo che i suoi ideali morissero con lui ed il suo nome fosse cancellato con un colpo di spugna.

Cosa che è avvenuta sia all’interno dell’associazione da lui fondata e che oggi rinnega il nome di Claudio attribuendosene la paternità, sia in tutti gli ambiti nei quali Claudio ha profuso con passione e professionalità il suo operato.
Le uniche persone che con passione hanno caldeggiato la nascita di questo laboratorio sono stati il Dott. Mario Alessi e il Dr. Franco Fiocco, entrambi hanno operato fattivamente perché questo progetto non fosse cancellato come il nome di Claudio…..”.

Tanto per chiarire, la creazione del polo di eccellenza cui fa riferimento il commento, pur essendo stata proposta dal Dott. Malara in qualità di membro del Consiglio Direttivo e socio fondatore dell’ABAL, non può essere definita come dovuta soltanto a Lui ed ai suoi familiari. Ciò è vero soltanto in parte e limitatamente alla cospicua somma (30.000 Euro) messa a disposizione dalla zia, Prof.ssa Anna De Pasquale, anch’essa socia e membro del Consiglio Direttivo dell’ABAL.

Dovrebbe essere chiaro che, se i membri di un’associazione di volontariato approvano e sposano la proposta di uno di loro, ciò non vuol dire che il compimento di questa sia merito soltanto di chi l’ha proposta. Tutti i soci  da quel momento, la fanno propria e cercano di portarla a conclusione dando ognuno il proprio contributo.

Anzi, la ritrosia ad assumersi meriti personali, che dovrebbe caratterizzare i membri di una associazione di volontariato, dovrebbe portarli ad attribuire tali meriti solo e soltanto all’Associazione di cui fanno parte la quale  tutti li rappresenta e li unisce, accomunandoli negli stessi intenti e nella condivisione delle stesse finalità.

E noi dell’ABAL sappiamo che questa era anche la convinzione del nostro socio Claudio Malara.

Atteggiamenti diversi da questo trovano la loro spiegazione soltanto in uno sciocco ed inutile tentativo di acquistare visibilità e credito nell’opinione di chi, all’oscuro dei fatti, legge interventi giornalistici tutt’altro che veritieri e di parte.

Se l’ABAL si attribuisce la paternità della creazione di quel laboratorio, lo fa con pieno diritto. Ciò non vuol dire “cancellare”, come si legge nel commento, il nome di chi ne ha avuto l’idea o di chi lo ha, più degli altri, caldeggiato. Dirò di più: la Prof.ssa Anna De Pasquale, assegnando alla nostra Associazione la cifra di cui si è detto, chiese esplicitamente di intitolare lo stesso laboratorio ai suoi genitori e di restare lei stessa anonima.

L’ABAL però, dopo la morte del Dott. Malara, pensò di estenderne l’intitolazione anche a quest’ultimo perché riteneva che ciò fosse giusto e doveroso nei suoi confronti.
Sulla base di tutto quanto detto non si capisce allora né il motivo né il senso delle frasi “…Le uniche persone che con passione hanno caldeggiato la nascita di questo laboratorio sono stati il Dott. Mario Alessi e il Dr. Franco Fiocco, entrambi hanno operato fattivamente perché questo progetto non fosse cancellato come il nome di Claudio…..

Cosa che è avvenuta sia all’interno dell’associazione da lui fondata e che oggi rinnega il nome di Claudio attribuendosene la paternità, sia in tutti gli ambiti nei quali Claudio ha profuso con passione e professionalità il suo operato.…”.
Vorrei domandare alla persona, che le ha scritte con molta leggerezza e con assoluta ignoranza dei fatti, se le risulta che il Dott. Mario Alessi ed il Dott. Franco Fiocco (anche quest’ultimo socio fondatore dell’ABAL) abbiano mai dovuto difendere il Dott. Malara da tentativi di cancellarne o rinnegarne il ricordo e l’operato in seno alla nostra associazione di cui, tra l’altro, il Claudio Malara non era l’unico fondatore.

Se qualcuno ha tentato di cancellare il progetto non siamo stati certo noi dell’ABAL, ma piuttosto l’amministrazione dell’Ospedale San Vincenzo ed i vertici sanitari provinciali che, dopo quasi due anni dall’inaugurazione del laboratorio, non sono stati ancora capaci di avviare le procedure per la sua attivazione operativa.

Per non parlare delle traversie legate alla realizzazione dei locali destinati ad accogliere la strumentazione e delle nostre visite al Direttore generale della ASL per affrettarne la costruzione. Tutto questo è ben noto al nostro socio Dott. Fiocco che ci ha dato in questo un apprezzabile aiuto grazie al suo essere introdotto, per motivi professionali, nell’amministrazione dell’Ospedale San Vincenzo.

Ma sollecitare le amministrazioni non poteva né doveva essere compito nostro anche perché, malgrado la richiesta della realizzazione del laboratorio fosse venuta direttamente dai reparti interessati dell’Ospedale San Vincenzo (nelle persone dei primari Dott. Mario Alessi e Dott. Mario Russo), si è avuta l’impressione che i vertici di quest’ultimo non fossero, per vari motivi non ultimo quello economico, tanto interessati all’operazione.

Come non erano compito nostro i recentissimi tentativi di parlare con i vertici dell’ASP di Messina per cercare di definire la situazione del laboratorio che, a detta del Dott. Alessi, non poteva operare per mancanza di personale e per non avere avuto le debite autorizzazioni sanitarie al suo funzionamento, evidentemente non richieste per tempo. Eppure abbiamo fatto anche questo, ricevendo in risposta soltanto vaghe promesse e appuntamenti mancati.

Da quanto ci risulta sembra però che, secondo qualcuno, l’interessarsi di questi problemi voglia dire tradire la memoria di un socio e prendersi tutto il merito che a lui dovrebbe essere attribuito. Per quanto ci riguarda, l’operazione Taormina si è conclusa. Lasciamo ad altri, visto che ci tengono tanto e ne hanno probabilmente anche la capacità, il merito di completarla. Vedremo.

Ma ora basta con queste sterili e inconcludenti diatribe. L’ABAL ha altri progetti da portare a compimento, non meno importanti, e non può perdersi dietro a vani ed insulsi commenti di persone per le quali evidentemente apparire è molto più importante che essere.
La nostra etica non prevede onori o riconoscimenti.

Ciò che ognuno di noi fa, è fatto in silenzio e con umiltà. L’unico riconoscimento che personalmente ci concediamo è l’orgoglio per aver fatto nient’altro che il nostro dovere. E che questo sia chiaro una volta per tutte.

Il Presidente pro-tempore ABAL

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Un pensiero riguardo “L’ ABAL sulla criopreservazione al S.Vincenzo di Taormina

  • 27/08/2010 in 04:13
    Permalink

    seguendo la vicenda da vicino e avendo lavorato presso il P.O. “S.Vincenzo”, nn posso che essere d’accordo con il presidente dell’ABAL, purtroppo l’amministrazione e’ restia all’avviamento del laboratorio….ai posteri scoprire il perche’!

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